PAURA DI MORIRE? TUTTI CE L’HANNO, L’IMPORTANTE E’ GESTIRLA

Tutti ce l’hanno: è istintiva, ma si può controllare.
Puoi abbattere i pensieri negativi per vivere più sereno. Scopri come

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La paura di morire fa parte della vita. Ma quando leggi di scomparse premature come quella di David Bowie, Prince e George Michael o quelle, più naturali, di grandi saggi come Umberto Eco, Dario Fo o Umberto Veronesi, o idoli come Leonard Cohen, anche se non soffri di tanatofobia – il timore persistente e patologico della fine – ti trovi a fare i conti con questo pensiero. Che diventa per tutti ricorrente quando perdiamo una persona cara. Non è un caso se gli esperti riconducono alla paura di morire tutte le altre fobie: secondo la Terror Management Theory, la teoria della gestione del terrore, messa a punto già nel 1986 dagli psicologi sociali statunitensi Jeff Greenberg, Tom Pyszczynski e Sheldon Solomon, è questo pensiero che guida tutte le scelte quotidiane degli esseri umani, anche le più banali. Ecco perché lavorare sul concetto del “fine vita” può rivelarsi utile: quando la paura si fa sentire, si può tenere a bada utilizzando strumenti alla portata di tutti. Eccoli:

Le statistiche aiutano 
Per i più razionali, sapere quante probabilità esistono che un evento tragico accada può essere la cura migliore: secondo Eurostat, le prime otto cause di morte dei cittadini europei (dati 2016) sono legate a patologie sistemiche, a partire dalle malattie circolatorie. La prima causa di morte accidentale, gli incidenti stradali, invece, si trova al nono posto ed è in costante diminuzione. Secondo la statistica annuale delle cause di morte stilata dal National Safety Council statunitense (dati 2016), le probabilità di morire per una caduta sono 1 su 133; per l’assalto di una persona armata  1 su 358; in un incendio 1 su 1.454; per avvelenamento 1 su 3.408; in un incidente aereo 1 su 9.737; per una catastrofe naturale 1 su 63.679; a causa di un fulmine 1 su 174.426.

Come allungarsi la vita 
Prevedere la propria morte non è possibile. Ma posticiparla sì. Considerando che le cause prevalenti sono legate a patologie, e che molte di queste possono essere scongiurate con un corretto stile di vita, intervenire su di esso può aiutare non solo a evitare di ammalarsi, ma anche ad avere la sensazione di fare qualcosa di concreto per stare bene. Il segreto è concentrarsi sugli aspetti che si possono controllare: smettere di fumare, anche dopo i 60 anni, allunga la vita di almeno 3 anni (dati German Cancer Research Center), mentre adottare una dieta  sana come quella mediterranea riduce del 30-40% il rischio di morire per malattie croniche (studio della Harvard School of Public Health). Quindici minuti di attività fisica al giorno, invece, allungano la vita media di tre anni, riducendo il rischio di morte del 14%: lo certifica uno studio della National Taiwan Sport University pubblicato dal British Journal of Sport Medicine.

Fai le prove generali e… pensa positivo 

Alcuni psicologi sostengono che per esorcizzare la paura della morte si debba prendere confidenza con la sua idea. Come? Basta scrivere le proprie ultime volontà, cercare di immaginare il proprio funerale e persino pensare al proprio epitaffio. Alla fine sembrerà tutto risolto. Ma c’è anche chi suggerisce di addomesticare la paura della morte esercitando l’ottimismo. «Scommettere sulla possibilità del bene è un rischio che è vantaggioso correre – scrive il filosofo Salvatore Natoli ne Il rischio di fidarsi (il Mulino) – Non è questione di ingenuità, al contrario: di scaltrezza. Nel rapporto costo-beneficio, posizionarsi nella ritirata e nel sospetto sarebbe un non vivere, anzi un pre-morire».

Tutti insieme appassionatamente 
Secondo il ricercatore Douglas Cooper, uno degli esperti che continua a studiare la Terror Management Theory, più si pensa alla propria fine più si diventa forti e consapevoli. Il sociologo tedesco Ulrich Beck aggiunge che «la paura può paradossalmente creare un legame sociale, perché i rischi globali ci costringono a considerare anche gli altri». Questo spiega il successo dei Death Cafè, appuntamenti durante i quali le persone si incontrano per parlare della morte condividendo sentimenti, emozioni ed esperienze. Radunati in un vero e proprio network globale, in Italia hanno già visto la luce a Roma, Parma, Firenze e Bologna. L’importante è parlarne e sdrammatizzare. Perché, per dirla con Woody Allen: «Non è che ho paura di morire. Solo che non voglio esserci quando accadrà».

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